Quartu Sant’Elena è la terza città della Sardegna per importanza dopo Cagliari e Sassari.
Un po’ di storia
Nella storia del paese si registrarono numerose incursioni dei pirati arabi, motivo per cui vennero innalzate le torri di Carcaniolas, di Foxi, di Sant’Andrea e di Mortorio. Nel 1793, quando i francesi tentarono d’invadere l’isola, Quartu e le sue torri costiere furono tra i protagonisti della vittoriosa resistenza. Nella prima metà del 1800 il paese si liberò dal vincolo feudale ed entrò a far parte della divisione amministrativa di Cagliari. Nel 1862 la città aggiunse il nome della Santa, alla quale era stata dedicata la parrocchiale.
Numerosi sono i nuraghi segnalati nel territorio comunale, quasi tutti in posizione apicale a guardia dei passi in direzione del mare.
Fenici e Romani arrivarono presto e si insediarono nei punti chiave del territorio, colonizzando l’originaria popolazione isolana che viveva in queste coste. Proprio dal miliario che segnava il quarto miglio della strada romana che da Cagliari portava verso l’interno dell’isola, la città prese l’attuale nome. Una grossa eredità culturale lasciarono i Bizantini ma l’attuale struttura urbana del centro storico ricalca in linea di massima la struttura a “fuso” che si afferma nel periodo medioevale.
Le vicende isolane portarono il borgo sotto il dominio dei militari catalani dei feudatari spagnoli, degli austriaci e dei piemontesi. Tutti trovarono dimora nel vicino Castello di Cagliari, dal quale sfruttavano con avidità le ricchezze della fertile pianura del Campidano.
Il litorale e i servizi
Quartu Sant’Elena ha un incantevole litorale di 26 km. Dalla famosa spiaggia urbana del Poetto, che la divide e la unisce a Cagliari, alle altre splendide spiagge di sabbia bianca di Margine Rosso, Mari Pintau (chiamata così il “Mare Dipinto” per la sua bellezza), Murtaucci (Il “Dolce Mirto” nel quale ai forti odori del mare si mischia la fragranza dell’arbusto più diffuso dell’isola), Kala ‘e Moru (ovvero”Approdo del saraceno” in memoria delle incursioni dei pirati arabi), che ha un arenile di sabbia finissima. Quest’ultima spiaggia si fregia, inoltre, della “Bandiera blu” europea, riconoscimento legato alla qualità delle acque e dei servizi turistici. Identico titolo è stato attribuito anche al porto di Marina di Capitana, sicuro e attrezzato approdo per imbarcazioni da diporto.
Nel territorio costiero quartese, lungo la strada provinciale che porta a Villasimius, si possono trovare anche località di notevole interesse paesaggistico, quali il litorale di Geremeas, la punta Is Mortorius e l’insenatura di Cala Regina.
Il litorale costiero è diventato ormai un affollato milieu di discoteche, discobar sulla spiaggia, locali di vario genere, pizzerie, ristoranti, parchi di divertimento sull’acqua, night club che, soprattutto d’estate, diventano calamita per le folle dei vacanzieri e non solo. Da diversi anni Quartu offre ai turisti anche un ricco cartellone di spettacoli estivi con teatro, cabaret, danza, e grandi concerti di musica rock, pop, jazz, classica e etnica ospitati dall’anfiteatro di legno, dal suggestivo scenario post-industriale delle Fornaci Maxia o dal nuovo spazio del Villaggio Velodromo. Il centro storico della città ed il lungomare Poetto sono ricchi di locali, club, circoli e ristoranti dove si può ascoltare buona musica fino a tarda sera.
I parchi e l’entroterra montano
La cittadina ha la fortuna di trovarsi al centro di un sistema integrato di parchi in via di costituzione che rende il suo territorio ricco di attrattive ambientali e naturalistiche. Sorge infatti sulle rive dello Stagno di Molentargius che, insieme al Poetto e alle Saline di Stato, oggi dismesse, si avvia a diventare una zona umida protetta anche da convenzioni internazionali nella quale nidificano specie rarissime di uccelli.
In particolare, dal 1993 una colonia di bellissimi fenicotteri rosa che si possono ammirare a pochi metri di distanza anche stando comodamente seduti in auto. Per chi invece ama il birdwatching e osa avventurarsi tra i rigogliosi canneti della palude circostante, non è difficile avvistare l’Avocetta, il Cavaliere d’Italia, il Pollo sultano, l’Airone Cenerino, la Gazetta, il Falco di Palude e altre rare specie migratorie.

Quartu Sant’Elena oltre ad avere delle bellissime ed uniche spiagge vanta inoltre un importante entroterra montano, tra cui il costituendo Parco dei Sette Fratelli, costituito da un’immensa foresta ricca di sorgenti, cascate, dirupi, sculture naturali in granito, macchia mediterranea e ricchezze floreali di valore inestimabile. Esso è il luogo ideale per passeggiate, escursioni, trekking e avventure emozionanti alla ricerca del rarissimo cervo sardo che vive ancora in quei luoghi. In autunno, stagione prediletta per l’accoppiamento, nelle alte vette della catena montuosa non è difficile udire i bramiti d’amore dei maschi.
La Gastronomia
La città, punto d’incontro privilegiato tra le diverse culture dell’isola, vanta una ricca e interessante tradizione gastronomica che sposa i sapori intensi della tipica cucina agropastorale con la cultura raffinata dei gourmet del Mediterraneo. In alcuni quartieri antichi della città, il pane viene ancora prodotto artigianalmente nelle antiche forme del coccoi e del modizzosu. Le farine rustiche utilizzate sono quanto di più genuino e fragrante si possa immaginare.

Una menzione speciale meritano certamente i maestri dolciari, che sfornano prelibatezze di ogni genere e che si sono costruiti una fama duratura in un’isola molto attenta al dolce tradizionale.
Gueffus, gattou, piricchitus, pistoccus, ossus de mortu, pistoccus de bentu, candelaus sono gli esotici nomi di alcune di queste squisitezze a base di pasta di mandorle, zucchero, uova e limone. Ottimo è il vino, prodotto nella zona insieme ai liquori di mirto e di limone.
Di un certo rilievo è il lavoro orafo, soprattutto per quel che riguarda la produzione di preziosissimi gioielli in filigrana.
La Cultura
Quartu Sant’Elena è ricca di appuntamenti culturali e di spettacolo in modo particolare nella stagione estiva. Rassegne musicali, teatrali e cinematografiche si susseguono senza soluzione di continuità. Particolarmente suggestivi sono gli spettacoli allestiti nelle antiche lollas, i cortili delle case a corte dei contadini, tra la fine del mese di aprile e i primi giorni di maggio.
Di particolare suggestione è il Teatro sul mare, un anfiteatro di legno ricavato dalla pianta di quello romano di Nora che ha come quinta la splendida scenografia naturale del Golfo degli Angeli.

Il costume quartese é uno dei più interessanti dell’isola. Nel vestiario femminile si osserva il giubbetto nero con maniche sopra il gomito. La camicia sbuffata ha il colletto finemente ricamato. Anche le scarpette sono di broccato, mentre le calze sono di filo semplice. Il grembiule ha la forma di un trapezio. Gli orecchini richiamano la figura di antiche anfore. Invece il costume maschile comporta la giacca rossa con risvolti neri, lucidi; il giubbotto di broccato azzurro e oro. Caratteristiche sono le “ragas” e le ghette.
A proposito dell’originalità e dell’eleganza del costume femminile quartese, nel 1837, lo scrittore francese Valèry, così scrisse: “I cappelli parigini e la mussola delle signore di Cagliari scompaiono al confronto dei nobili brillanti costumi delle contadine di Quartu Sant’Elena”.
Le Feste e le Sagre
Verso la fine dello stesso mese di luglio, si svolgono gli antichissimi riti della festa di San Giovanni Battista con il viaggio ricco di simboli di sette vergini (dette Traccheras) verso un’antichissima chiesa costiera del litorale a bordo di un carro campidanese (Sa Tracca) che viene allestito in modo da ricordare la forma di una prora di imbarcazione o di una vela gonfiata dal vento.
Dietro Sa Tracca e il suo prezioso carico, viaggiano lungomare i notabili del comitato organizzatore (S’Obrerìa de Santu Anni) con una serie di antichi calessi addobbati a festa.
La tradizione popolare vuole che la festa sia ispirata al mito pagano di Adone e che ricordi un doloroso tributo umano dei quartesi ai dominatori Fenici, abili marinai e rapaci conquistatori.

Di particolare interesse religioso e antropologico sono anche le feste settembrine di Santa Maria, nella quale di può facilmente assistere alle disfide dei poeti improvvisatori campidanesi, e la festa di Sant’Elena, patrona della città. Una altra manifestazione di grande rilievo che non possiamo non segnalare è Sciampitta.

Sciampitta è la rassegna di folklore internazionale che si svolge a Quartu S’Elena, nella seconda decade di luglio sin dal 1985. La città per cinque sere è animata da gruppi stranieri che arrivano da tutto il mondo. Il cuore della rassegna è la piazza tra il Municipio e il Mercato che si riempie per cinque sere dando vita a delle serate etniche che hanno fatto diventare l’evento un appuntamento classico per l’estate quartese. La manifestazione è patrocinata dal CIOFF (Confederation International Organizateurs Festivals Folkloristiques). Sciampitta fin dalla sua prima edizione ha simboleggiato amore per le tradizioni popolari e amicizia tra i popoli, pace e solidarietà. Le categorie produttive di Quartu S.Elena, i commercianti e gli artigiani colgono l’occasione per unirsi allo spettacolo etnico per mettere in mostra la propria maestria e professionalità e quindi offrire un servizio in più ai cittadini e ai visitatori. Il turista che si trova a visitare la nostra città potrà godersi oltre allo splendido mare anche le mostre e passare una indimenticabile serata tuffandosi nell’ universo variegato e multicolore delle tradizioni popolari di tutto il mondo.
Il Museo e le Chiese
La parrocchiale sorge in piazza Sant’Elena, dove fu edificata nel XVI secolo in forme gotico-aragonesi, sulle rovine di un altro edificio sacro. L’edificio originario fu continuamente rimaneggiato nel corso dei secoli, sono sopravvissuti però numerosi arredi in marmo. Poco distante sorge la chiesa di Sant’Agata, edificata dai Cappuccini nel XI secolo su un edificio ancora più antico.

In via Eligio Porcu sorge il Museo di Sa domo ‘e farra (e l’analogo Museo Etnografico “Ciclo della Vita”) dove, all’interno di un’antica casa tradizionale campidanese ,sono raccolti oltre 8000 oggetti di uso quotidiano, legati alla tradizione sarda. Poco distante dall’abitato sorge la chiesa di San Forzorio (XIII sec.), profanata dai francesi durante la tentata invasione e vigorosamente riconquistata dai suoi abitanti. Sulla strada per Villasimius sorge la chiesa di Sant’Andrea, altro edificio legato alla resistenza contro i francesi. Al suo interno fu posta una lapide in memoria della gloriosa battaglia.